Dott. Maurizio Pigozzi

Carenza di infermieri nel Lazio e maxi-concorsi pubblici, la sanità privata accreditata in difficoltà

Il Messaggero Roma – 29 Luglio 2026 – Pagina 38

Dott. Maurizio Pigozzi

La carenza di infermieri è oggi una delle principali criticità del sistema sanitario del Lazio e dell’intero Paese. Dalla scarsità di personale alla fuga all’estero, fino alle ricadute sulle liste d’attesa e capacità degli ospedali, l’emergenza richiede interventi concreti. In questo approfondimento si analizzano il divario retributivo tra sanità pubblica e privata accreditata, i limiti dei recenti piani di assunzione e le opportunità offerte dalle nuove specializzazioni universitarie. Vengono inoltre presentate proposte per attrarre i giovani, valorizzare le competenze e rafforzare l’assistenza territoriale. A fare il punto è Maurizio Pigozzi, Presidente di AIOP Lazio.

Quanto è grave, oggi, la carenza di infermieri nel Lazio? È una carenza grave e strutturale. Nel Lazio mancano tra i 5.000 e i 17.000 infermieri, a fronte di circa 25.000 professionisti oggi in servizio: un deficit pari a circa un quarto dell’organico. Il rapporto GIMBE colloca inoltre la regione tra quelle con la più bassa dotazione di personale sanitario. È un problema che dura da anni e che incide sulla qualità dell’assistenza, negli ospedali e sul territorio.

E il quadro nazionale? Il Lazio riflette una criticità nazionale. La Corte dei Conti stima almeno 65.000 infermieri mancanti, mentre secondo Nursing Up ne servirebbero circa 175.000 per raggiungere gli standard europei. A pesare è anche il ricambio generazionale: entro il 2033 sono attesi circa 110.000 pensionamenti, con una carenza che potrebbe arrivare fino a 100.000 unità.

La Regione Lazio sta assumendo. Non basta? Le assunzioni sono importanti e rappresentano un segnale positivo: tra il 2025 e il 2026 sono state autorizzate oltre 2.000 nuove unità. Tuttavia, rispetto a un fabbisogno di 5.000-7.000 infermieri, non sono sufficienti. Il problema è anche formativo: i corsi di laurea faticano ad attrarre studenti, non tutti completano il percorso e una parte dei neolaureati sceglie di lavorare all’estero.

Perché la professione non attrae più? Le cause sono note: stipendi poco competitivi, carichi di lavoro elevati, turni impegnativi e, fino a poco tempo fa, limitate prospettive di crescita. Questo alimenta dimissioni e migrazione verso l’estero. Le nuove lauree magistrali specialistiche rappresentano però un’opportunità importante, perché offrono percorsi di carriera più qualificati in una professione che continua a garantire un’elevata occupabilità.

Come vive questa carenza la sanità privata accreditata? La vive con la stessa intensità del pubblico, perché il bacino di infermieri è lo stesso. Le strutture accreditate fanno parte del Servizio sanitario regionale e garantiscono prestazioni per conto del SSN con gli stessi standard. Quando mancano infermieri, il problema riguarda tutto il sistema: aumentano le difficoltà organizzative, si allungano le liste d’attesa e il rischio di non utilizzare pienamente posti letto e servizi. Per questo la programmazione del personale deve considerare insieme pubblico e privato accreditato.

C’è però una disparità economica tra chi lavora nel pubblico e chi nel privato accreditato. Come la spiega? È una disparità reale e rappresenta una delle principali cause della migrazione degli infermieri verso il pubblico. Il contratto della sanità privata è fermo da oltre otto anni, mentre quello del pubblico è stato rinnovato con aumenti retributivi e ha già avviato il successivo rinnovo. Oggi il divario può arrivare fino a 500 euro al mese, a parità di mansioni. A questo si aggiunge una diversa fiscalità sulle prestazioni aggiuntive, che rende il trattamento economico ancora meno competitivo.

E perché il contratto della sanità privata non si rinnova? Perché le strutture accreditate operano con tariffe e tetti di spesa fissati dalle Regioni, che da anni non tengono il passo con l’aumento dei costi, a partire da quelli del personale. AIOP è favorevole al rinnovo del contratto, ma servono risorse adeguate. È un tema al centro del confronto con Ministero e Regioni: senza un aggiornamento del sistema tariffario sarà difficile garantire ai professionisti condizioni economiche comparabili a quelle del pubblico. Ridurre questo divario è essenziale per trattenere gli infermieri e rafforzare l’intero Servizio sanitario regionale.

Quali soluzioni propone AIOP Lazio? Servono interventi su quattro fronti. Primo: investire nella formazione, aumentando i posti nei corsi di laurea e sostenendo le nuove lauree magistrali specialistiche. Secondo: valorizzare tutte le professionalità sanitarie, anche attraverso un utilizzo più efficace delle competenze degli OSS, così da consentire agli infermieri di concentrarsi sulle attività più complesse. Terzo: rendere la professione più attrattiva con retribuzioni adeguate, percorsi di carriera e migliori condizioni di lavoro. Infine, completare la rete dell’assistenza territoriale: le Case della Comunità potranno funzionare solo se saranno accompagnate da un numero adeguato di infermieri di famiglia e comunità. Su questa sfida pubblico e privato accreditato devono lavorare insieme.

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